Francia on the road

Legno, tantissimi gradini, wc in sgabuzzini.
Ma anche senape, formaggio, una valanga di formaggio.
Panorami che cambiano e oltre 2500 km percorsi in auto.

Road to Milan

Marina mi passa a prendere poco dopo le 16 con la macchina che gentilmente ha messo Gredi a disposizione della truppa. Quando salgo in macchina il contachilometri segna 72500 km (km più km meno).

La prima parte di questo lungo viaggio, che in tre giorni ci porterà fino a Parigi, è in realtà una raccolta.
Ci fermiamo per prendere su altre due persone (Filippo e Gredi appunto): incastriamo le cose un po’ dappertutto, ma il viaggio tutto sommato è abbastanza comodo.

Arriviamo a Milano che è ora di cena.
Giada ci accoglie nel suo bellissimo loft milanese, che ci coccolerà con la sua aria condizionata per una prima serata fuori casa.

Abbiamo deciso di fare questa piccola tappa intermedia prima della vera partenza per essere un pochino più vicino al confine ed effettuare meno km nella giornata di domani.

Ordiniamo una pizza a domicilio. Sembrava una cosa semplice, ma complice una pizzeria lenta e la difficoltà di capire come si entra negli appartamenti milanesi ceniamo abbastanza tardi. La pizza comunque è buona.

Trascorriamo la serata a chiacchierare di viaggi ed esperienze passate, del percorso che ci aspetta. Poi tutti a nanna presto: domattina Giada lavora e noi dobbiamo partire.

Prima notte sul divano: è comodo e si sta freschi.

La scienza e la senape

Sveglia presto.
Ore 8 siamo già fuori casa.
Ringraziamo Giada per l’ospitalità e andiamo a fare colazione.
Pochi soldi spesi: “è l’ultima colazione che paghiamo così poco”. Marina ci ricorda che spenderemo un bel po’ per il cibo i prossimi giorni. Grazie.

I primi 300 km sono già stati fatti. Oggi dobbiamo fare almeno altri 500 (se non sbagliamo strada). Partiamo subito alla ricerca del GPL e poi via in autostrada. Direzione CERN.

Dopo varie riflessioni sulle alternative, decidiamo di passare dal traforo del Monte Bianco: 46 euro e via che si va.
In 15 minuti siamo in Francia, a Chamonix.
Ci lasciamo alle spalle l’Italia, circa 600 km e saremo a Parigi.

Ed eccoci al CERN, parcheggiamo gratuitamente nell’area davanti all’ingresso.
Visitiamo il Globo della Scienza e dell’Innovazione, uno spazio espositivo creato per presentare ai visitatori le ricerche che vengono svolte al CERN. La struttura di legno simboleggia la Terra: è alta 27 metri e ha un diametro di 40 metri.
Al suo interno vi è la mostra interattiva “Universo delle Particelle”.
All’esterno della struttura, la scultura di Gayle Hermick “Wandering the Immeasurable”, dedicata alle teorie scientifiche più importanti della storia.

Carichi come non mai partiamo verso Digione.
L’appartamento che abbiamo preso per il soggiorno è vicino al centro proprio dietro all’orto botanico.
A vederlo però non è che proprio ispiri gioia: sembra appena uscito dall’ultimo episodio di Cernobyl.
Dentro però la musica cambia: è ampio, due belle camere, una sala e una cucina vivibili ed attrezzate, un bel bagno.
Poi c’è lui, la stanza della punizione francese: il wc chiuso nella stanzetta, senza finestre, senza ricircolo dell’aria. Almeno c’è un simpatico poster dedicato alle varie tipologie di pupù. Facciamoci una risata.

In realtà questa usanza si porta dietro alcune motivazioni: più igiene (si evitano possibili contaminazioni con spazzolini, etc..) e maggiore comodità se si è in molti in casa. E in effetti la cosa è comoda: ma una cavolo di ventola non è che sarebbe un peccato metterla eh.

Comunque, dopo esserci sistemati, usciamo per un giro di Digione by night.

Appena entrati in centro ci rendiamo conto che la città ha un WiFi gratuito e funzionante: apperò!

Ci fermiamo in una delle piazzette della città, molto vitale, piena di ristorantini.
La cena è la volta dell’incontro con Digione o per meglio dire con la ragione per cui Digione è famosa, ovvero la sua senape.
Molto più forte pungente rispetto a quella che siamo abituati a mangiare Italia, ti arriva subito dritto al naso.

Dopo cena attraversiamo il centro passiamo accanto alla Cattedrale e a Notre Dame di Digione, fino a Porta Guglielmo.

Ci perdiamo alla ricerca di un locale che dovrebbe trovarsi sul fiume, ma è tardi ed è già chiuso. È passata la mezzanotte e con passo lento ci dirigiamo verso casa.

 

Bienvenue a Paris

Poche ore e saremo a Parigi.
La testa è già un pochino là, ma ancora abbiamo qualche ora per goderci Digione e la sua senape.

Iniziamo la giornata dall’orto botanico di Digione, per poi spostarsi nell’area del mercato dove facciamo colazione in una boulangerie (panificio): le nostre papille stanno scoppiando.

A breve sarebbero invece esplosi i nostri portafogli. Decidiamo di fare visita in due famosi rivenditori di senape: Maille e Fallot.
Ne usciamo saturi e spennati.

Per smaltire il trauma iniziamo a seguire le mattonelle dorate su cui sono disegnate delle Civette.
Questo animale è stato preso dalla città come proprio simbolo di riferimento. Su un lato esterno di Notre Dame, vi è infatti una piccola civetta, che secondo la tradizione se toccata porterebbe fortuna. La statua è visibilmente consumata a causa dei continui tocchi dei visitatori, ma è ancora riconoscibile e visibile.

Appena finito di pranzare ci mettiamo subito per strada verso Parigi.

Abbiamo deciso di affittare un un posto in un parcheggio al coperto, 35 euro per 4 giorni: ci muoveremo solamente tramite metro e a piedi.

Ci mettiamo in marcia carichi come dei muli per casa di Valeria: sarà lei la nostra guida per i prossimi giorni (e la nostra padrona di casa).

L’appartamento che ci ospiterà si trova proprio davanti alla fermata della stazione metro Alexandre Dumas.

Apriamo la porta e ci ritroviamo cinque rampe di scale in legno. Mi viene un attimo di male psicologico.
Saliamo le scale. Ad ogni piano c’è una seggiolina metti che qualcuno gli venga un colpo, si può sempre fermare per riprendere fiato.

Valeria ci apre sorridente.
L’appartamento è composto da due stanze: dovremmo fare un grande Tetris anche qui come in macchina, ma c’è la moka del caffè e un’arietta bella fresca: tutto il resto passa in secondo piano.

Dopo esserci ripresi partiamo per la serata.

La cosa positiva di conoscere qualcuno che risiede in città e che ti può far scoprire situazioni particolari che solo un local può sapere.

Come quella di Le barboteur.
L’idea, per noi riminesi, non è assolutamente innovativa. Da una chiatta viene sparata musica dai DJs: vi fa venire in mente nulla? 😂

I formaggi francesi e la location però rendono l’esperienza davvero unica.
E poi Parigi al tramonto è proprio bella.

 

A tutta cultura

Ci svegliamo carichi a molla. Oggi musei e cultura a go go.

Partiamo col museo d’Orsay e l’Orangerie per i quali vi è la possibilità di prendere un biglietto unico con un leggero sconto.
I due musei sono praticamente attaccati e quindi è possibile farli tranquillamente in un’unica giornata.

Attraversiamo la Senna e andiamo verso i Jardin des tuileries. Ci ritroviamo di fronte al Louvre: è strapieno.
Vorremmo approfittare del fatto che il sabato si può entrare gratis in determinati orari, ma è impensabile, c’è davvero troppa gente.

Torniamo verso la Senna e passeggiamo osservando Parigi da un altro punto di vista.
È proprio da questo punto di vista diverso che notiamo da lontano Notre Dame. Ne riconosciamo il profilo, ma è innegabile vederla così mozzata stringere il cuore.

Ci arriviamo davanti: è ancora tutta imbragata, chiusa, protetta.
Ma la sua maestosità è lì, nonostante tutto.

Ci spostiamo in metro verso la Tour Eiffel, l’altro grande simbolo della città che non ci vogliamo perdere. Da lontano alla fine non sembra neanche così grande, mi viene da pensare.
Approfittiamo della foschia e ci stendiamo riprenderci nel prato antistante.
Poi decidiamo di andare sotto per vederla da vicino e devo dire che la mia impressione cambia radicalmente: è talmente alta che sembra che ti stia cascando addosso.

La serata la trascorriamo in tranquillità a Belleville.

***

Si è rotto un materassino.
Rocco e Filippo vanno in spedizione Decathlon, mentre il resto del gruppo si avventura a Marais.
Ci perdiamo nel dedalo delle stradine fino ad arrivare al Centre Pompidou e alla piazza accanto dove si può ammirare la Fontana Stravinsky.

Nel pomeriggio ci spostiamo a Montmartre, ma prima sosta a Pigalle.

La metro si ferma proprio davanti al Moulin Rouge, lì a pochi passi si trova anche il bar dove Amélie Poulain serve caffè. Nel bar capeggia una immagine del film.

Iniziamo a salire i gradini che ci porteranno a Montmartre. Le vie si riempiono di pittori. Sembra di essere in uno di quei film TV dove la Francia è tutta vini, artisti e poesia.

Facciamo pochi passi ed arriviamo davanti alla Basilica del Sacro Cuore.
Purtroppo il tempo non è dei migliori, ma la vista sulla città è bellissima. Anche se tutti guardandola sospiriamo e pensiamo che ci manca una cosa: sì ma il mare dov’è?

Per l’ultima sera andiamo in locale su un canale, Point Ephémère.
La location è bellissima e il posto è davvero carino e particolare. Ci sfidiamo a Mario Kart.

Non facciamo tardi domani Valeria ricomincia a lavorare e noi dobbiamo rimetterci in marcia.

Dentro ad una fiaba

Dalla nostra partenza abbiamo percorso oltre 1600 km.
Ci svegliamo alle 7 per salutare Valeria e ringraziarla per l’ospitalità.

Fatti dei panini per il pranzo ci rimettiamo subito in marcia, direzione Strasburgo.

Arriviamo che è pomeriggio.
Agnese ci viene incontro correndo: letteralmente.
Per entrare nel centro infatti dobbiamo fare un giro abbastanza largo e ci viene incontro per aiutarci.

Ci sistemiamo tutti quanti insieme nel salotto. Poi via, giro della città.

È quasi il tramonto.
Ci dirigiamo al Passage Georges Frankhauser, un passaggio sopraelevato sull’acqua che si alza rispetto al resto della città. Strasburgo ci appare come una cartolina, colpita in pieno dalla luce del tramonto in tutta la sua bellezza.

Continuiamo adesso giro dentro la città, passeggiando tra i vicoli e ammirando le bellissime abitazioni tradizionali. Sembra di essere precipitati in una fiaba.

In serata andiamo ad assistere ad uno spettacolo di videomapping che si sviluppa sulla facciata laterale della Cattedrale.
Lo spettacolo c’è ogni sera, durante tutta l’estate, ed è frequentato sia da locali, che turisti.

***

Il risveglio di Strasburgo sa di baguette e pain au chocolat appena sfornato. Agnese ci saluta, ha la giornata fitta di impegni. Noi invece, rigenerati da una supercolazione, andiamo verso il centro.

Facciamo un giro tra i negozi locali e poi andiamo a mangiare in a Les chauvins Pere et Fils, dove gustiamo delle buonissime tapas alsaziane. Consigliatissimo.

Torniamo alla Cattedrale di Notre Dame per ammirarla di giorno. Se a Digione a farci compagnia era stata la civetta, qui a Strasburgo non possiamo girarci senza incrociare una effige ritraente una cicogna o una vera che ci vola a poca distanza. Abbiamo scoperto che adorano l’Alsazia per fare i propri nidi: come dargli torto… È bellissima!

Proprio accanto alla Cattedrale (guardando la chiesa ve la troverete a sinistra), potete ammirare Maison Kammerzell, edificio del 1400 costruito secondo i canoni tipi del Rinascimento Tedesco, è uno degli edifici più famosi di tutta l’Alsazia. Oggi ospita un hotel.

Le fiabe hanno in realtà un’origine un pochino dark. E poi troppo zucchero fa male.
Salutiamo Rocco, che riparte alla volta del Cern.

Ci lasciamo Strasburgo alle spalle e andiamo verso Triberg, Foresta Nera, ambientazione ideale per le cupe storie dei Fratelli Grimm.

Il cielo sopra di noi è molto cupo: mettono pioggia da un momento all’altro. Eppure non cade una goccia. Arriviamo alle Cascate di Triberg. Si può tranquillamente camminarvi intorno, ci sono una serie di sentieri che si dipanano intorno per dei piccoli trekking.

Ci facciamo fregare come dei polli, pagando 5 euro per l’ingresso. Dopo una mezz’ora l’ingresso non è più vigilato: saremmo potuti entrare gratuitamente. Abbiamo sostenuto il turismo locale, vediamola così.

Saliamo in macchina per dirigerci all’appartamento. È a 15 minuti di macchina dal paese. Ci fermiamo per strada perché ci compare davanti un tramonto incredibile, uno di quelli che sembra che il cielo stia andando a fuoco.

Tempo di chiudere le portiere che inizia a piovere. Arriviamo all’appartamento. È in un complesso di altre abitazioni, in mezzo al nulla: ce ne saremmo resi bene conto qualche ora dopo.

Lasciamo la roba a casa e andiamo al supermercato, ceneremo a casa. Compriamo chiaramente troppe cose: ciò che rimane lo useremo domani. Fuori dal supermercato nel frattempo si è scatenato un temporale memorabile.

Percorriamo la foresta che si fa sempre più cupa attorno a noi e arriviamo a casa. Con non pochi problemi tecnici (cucina praticamente sguarnita di tutto), riusciamo a preparare una cena più o meno decente.

Il cellulare prende poco, la tv non va. Fuori si vede solo nero.
Andiamo a dormire. La pioggia batte forte contro i luminelli.

Oltre 2500 km

560 km circa ci dividono da casa.

Ci svegliamo con un po’ di fame. Sarà il tempo ancora incerto, ma sentiamo la necessità di una seconda colazione.

La pioggia si abbatte nuovamente su di noi mentre si dirigiamo verso il centro di Triberg, sotto una fittissima pioggia.

Ci fermiamo così da Adler per una fetta di torta Foresta Nera (in realtà volevamo andare da Shaffler dove viene usata la ricetta originale, ma era chiuso per turno): morbidissima e molto meno pesante a livello di digestione rispetto a quello che pensavo.

Approfittiamo della gentilezza della signora alla cassa per chiedere informazioni riguardo ai cucù: abbiamo letto che questa città è famosa anche per il grande numero di orologi presenti.

La signora ci fa capire che non sono proprio un granché, ma che possiamo visitare il più grande al mondo ad un paio di chilometri distanza da lì. Visto che siamo oramai in zona decidiamo di fermarci.

Ed abbiamo una discreta fortuna perché arriviamo proprio nel momento in cui sta per suonare. Tutti li sotto pronti col cellulare con le camere fotografiche per aspettare il momento del rintocco. E purtroppo è poco più di un animaletto che esce fuori per qualche secondo dall’orologio.

Non paghi però, decidiamo di farci un giro dentro al negozio e diciamocelo: ne vale veramente la pena. Cucù di ogni genere e tipologia che vi possa venire in mente.
Per completare il tutto decidiamo di far suonare il cucù che si trova nel retro dello stabile a pagamento (1 euro). Alla fine è quasi meglio di quello davanti a livello di animazione, ma non è il più grande purtroppo per lui.

Ricomincia a piovere forte, ci dirigiamo verso la nostra prossima tappa Schiltach.
Questa in realtà non era la nostra tappa iniziale, dovevamo andare su un lago, ma il tempo eri decisamente troppo brutto.

Il paesino è molto carino e ci fermiamo anche a visitare il museo della città che ne ripercorre la storia. Ci fermiamo in paese anche a mangiare.

Ripartiamo in direzione Colmar, la nostra tappa per questa sera, ma in mezzo decidiamo di fermarci a Friburgo città nota più che altro, per i grandi apprezzamenti fatti dal Sindaco di Rimini.

Ci incuriosiva molto capire che cosa ci fosse di così speciale in questa città.
Sicuramente il numero di biciclette presenti è a dir poco impressionante. Il centro si gira tutto tranquillamente a piedi.

Ci fermiamo a visitare la Cattedrale, poi attraversiamo il grande giardino dell’università per arrivare al monumento dedicato all’Antica sinagoga di Friburgo.
Finalmente il maltempo ci ha dato un po’ di tregua e siamo riusciti a visitare almeno questa città con un tiepido sole.

Arriviamo a Colmar e finalmente siamo in un appartamento che si può chiamare tale.
C’è davvero tutto in cucina e possiamo finalmente fare da mangiare per il verso.

Ma prima un giro in città.
Capitiamo proprio in occasione della presentazione dei vini alsaziani della stagione: la città è in festa e anche questa sera ci becchiamo un meraviglioso tramonto.

Cuciniamo gli spaghetti con il camembert.
Un’unione finale con questa Francia che ci ha regalato tantissime emozioni.

Domani sera a quest’ora saremo a casa.
Ma prima ci godremo un’ultima colazione alla francese.
Il nostro stomaco sarà pieno e il contachilometri avrà raggiunto quota 75220.

 

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