Come fanno i luoghi a dialogare?

Nel weekend appena trascorso, il centro storico di Rimini si è animato di tante opportunità per riempire gli occhi (ed il palato) di bellezza.

Si sono infatti svolti contemporaneamente Al Mèni, il circo mercato di sapori e cose fatte con le mani e col cuore, e l’inaugurazione del PART – Palazzi dell’Arte di Rimini, nuovo sito museale che ha portato alla riqualificazione a fini culturali di due edifici storici di Piazza Cavour: Palazzo dell’Arengo e Palazzo del Podestà.

CAMBIARE IL PUNTO DI VISTA

I grandi chef per la prima volta si sono riuniti in centro storico, “traslocando” rispetto alla tradizionale location della manifestazione in piazzale Fellini. Una scelta che ha permesso al cuore della città di trasformarsi in un grande circo Felliniano a cielo aperto. Nastri, luci e balle di fieno che hanno reso l’area attorno a piazza Cavour uno spazio accogliente, di incontro, tra aziende locali, chef stellati e cittadini curiosi.

Al centro, tra i luoghi in cui la manifestazione si è svolta, il PART. I suoi spazi, riqualificati e ridonati in tutto il loro splendore alla cittadinanza, ospitano opere d’arte contemporanea e della Collezione Fondazione San Patrignano.

RACCONTAMI QUALCOSA

Ed è proprio durante la visita guidata dei Palazzi dell’Arte di Rimini, riempiti di nuova vita, che mi si è accesa una lampadina. Improvvisamente ho capito il significato di una delle parole più usate a Rimini negli ultimi anni: DIALOGARE.

Fino allo sfinimento ho sentito frasi come:
Il Galli dialogherà con il Castello, che dialogherà con il museo Fellini, che dialogherà con il Fulgor…

Tutto ha iniziato a collegarsi, quando mi sono trovata davanti a due porte aperte, una alla mia sinistra e una alla mia destra. Si affacciano da un lato in Piazza Cavour e dall’altro sul Giardino delle mimose, sul retro del Palazzo dell’Arengo. Sembrava che ciò che accadeva da una parte “raccontasse” quello che succedeva all’altra (forse merito anche dei tanti curiosi che si affacciavano).

Ad ogni passo dentro al museo, ogni sguardo fuori dalla finestra, ho una visione su una Rimini inedita. Vedo il Galli, con la sua facciata, che “osserva” i bambini che ridono sulle giostre installate per Al Mèni in Piazza Cavour. Dietro al Giudizio Universale di Giovanni da Rimini si staglia il campanile della chiesa di Sant’Agostino, dove originariamente era situato il capolavoro medioevale. E poi il tramonto, dietro ai palazzi del centro storico ed il grande tendone dove stavano cucinando gli chef stellati.

E così mi è stato visivamente chiaro il “dialogare” tanto ripetuto: far si che l’interno e l’esterno degli spazi siano in armonia. Come se un luogo raccontasse qualcosa di sé all’altro, arricchendolo, dandogli ancora più valore grazie a questo incontro.

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